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Il gruppo disomogeneo:”deboli” e “forti”

Allenando un gruppo disomogeneo, come spesso capita a tutti noi istruttori che operiamo nelle scuole calcio dove non si fa selezione, si ha a che fare con bambini di diverso livello calcistico. Quello che voglio sottoporre al vostro giudizio è il sempre discusso argomento: giocando insieme “deboli” e “forti”, chi trae vantaggi e chi eventuali svantaggi? O meglio: sono maggiori i benefici per il bambino meno evoluto calcisticamente o il calciatore in erba più forte regredisce le proprie qualità? A mio modesto parere giocando con bambini più bravi si impara, si cerca di “rubare” con gli occhi, partendo dal principio dell’emulazione. Il bambino meno dotato è spinto infatti a migliorarsi proprio perché vede nel compagno l’esempio reale da imitare e raggiungere. Nella storia del calcio, anche a livello di prime squadre e di calcio d’elite, è stato sempre così. Possiamo citare, nel passato, l’esempio di Fernando De Napoli arrivato a Napoli con un bagaglio tecnico non proprio esaltante che allenandosi e giocando con un certo Diego Armando Maradona si è arricchito migliorando nettamente anche sotto il profilo strettamente tecnico. Restando invece ai giorni nostri, tutti amiamo giocatori come Rino Gattuso, un gladiatore in campo considerato ingiustamente uno “con i piedi scarsi”. Forse lo era all’inizio della sua avventura rossonera, ma oggi, dopo anni passati accanto a gente del calibro di Seedorf o Kakà, anche i suoi piedi sembrano decisamente addomesticati tecnicamente. E’ chiaro che il giocatore, o allievo di scuola calcio, più bravo dovrà essere intelligente, umile e desideroso di mettersi a disposizione dei compagni non chiudendo in se stesso magari il segreto di una finta o di un tiro fatto in un certo modo. Probabilmente questi giocando solo con i più deboli non migliorerà, ma per sua fortuna troverà sulla sua strada calcistica qualcun altro più forte di lui e ugualmente con il tempo accrescerà la sua creatività e la sua fantasia mirando a provare sempre nuovi numeri, cercando sempre nuove sfide con gli altri ma soprattutto con se stesso.

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1 Commenti

misterMaxN
giugno 25th, 2008 on %H:%M

non sono pienamente d’accordo sul pensiero qui espresso. prima cosa si deve essere più specifici sulla cosa, deboli e forti per me è già un errore il linguaggio io parlo in eta pulcini, di più svegli e meno svegli, poi non è affatto vero che facendo lavorare uno meno sveglio con uno sveglio si ottenga il bene di entrambi i bambini.Allenando pulcini 98 mi sono accorto che facendoli lavorare per gruppi di capacità omogeni crescono prima tutti poi Prova a mettere un bambino meno sveglio a giocare con bambini più svegli e ti accorgerai che non si diverte perchè non vede palla (istinto dei bimbi gioco con chi mi fido). con queste considerazioni sono riuscito ad ottenere un ampio margine di miglioramento della fascia diciamo B dellamia squadretta


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