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Vincere nella fase di Non Possesso.

E’ meglio avere giocatori protagonisti o rendere protagonisti i giocatori? Una domanda che mi rivolgo ogni lunedì all’inizio della seduta atletica che prepara la settimana e la partita del sabato. Sembra una domanda strana ma se gli diamo attenzione si può leggere in una diversa ottica “Giocatore intelligente o Giocatore ubbidiente?” . Personalmente mi trovo dentro questo dilemma continuamente, perché vorrei poter giocare un campionato con la facilità di contare su uomini selezionati e capaci di poter eseguire le mie varie richieste tattiche. Ma alla fine il divertimento di questo sport dov’è? Sono sempre stato un nostalgico dei grandi eroi del calcio del passato e questo mi ha portato ha scegliere un impostazione tattica che cerca di sfornare ragazzi sicuri dei propri mezzi e capaci di interpretare le varie situazioni sfruttando le proprie doti tecniche. Giusto? Sbagliato? Non saprei dire, ma certo sono sicuro che se il giocatore non si sente libero non può esprimere le proprie potenzialità. Se il ragazzo non ha la facoltà di scegliere assumendosi le proprie responsabilità non potrà tirare fuori il meglio di se. Ed ecco che arriva il mio lavoro fondamentale per questa mia filosofia. La fase di Non Possesso per me è come la Bibbia tant’è vero che il profeta di questo Marcello Lippi ha vinto un Mondiale non permettendo agli avversari di giocare. Fatta questa premessa, arrivo subito all’impostazione della mia fase di Non Possesso. Non mi sento di parlare di modulo perché i numeri alla fine non contano però per dare l’idea scrivo 4-5-1. Partiamo dal presupposto che ci troviamo con 4 centrocampisti e la punta che stanno interagendo secondo alcuni movimenti per creare una situazione offensiva non andata a buon fine perdendo il possesso palla. Che cosa dobbiamo fare? Istintivamente verrebbe da affrontare immediatamente il portatore di palla e cercare la riconquista della sfera. DOMANDA:  E se il contropiedista si aspetta questo? Sicuramente con i grandi spazi che si creano potrebbe cercare un dribbling, magari vincente e creare una maggiore superiorità numerica. E Allora? La difesa anziché affrontare gli avversari scappa verso la propria area e nel momento in cui il portatore di palla arriva al limite della ¾, ecco che a seconda della zona del pallone il difensore esce dalla linea difensiva in temporeggiamento per quella parte di campo di riferimento, senza rischiare di subire il dribbling permettendo ai centrocampisti di recuperare le posizioni e di affiancare la difesa nei raddoppi di marcatura per il recupero del pallone. Concettualmente è molto semplice ma è importante calcolare i tempi studiare l’avversario nei primi minuti per vedere le potenzialità avversarie ( tiri dalla distanza di 23-24mt, velocità delle ripartenze, forza fisica, cm in superiorità, ecc.). Questo piccolo esempio riportato è una frammento  su come ho impostato il mio modo di affrontare una fase di non possesso, banale forse per alcuni grandi del calcio ma importante per una categoria la quale non deve mai lasciare nulla al caso, perché il dettaglio ci distingue dai nostri avversari e soprattutto l’organizzazione del pacchetto difensivo . Noi affrontiamo il campionato sempre con molte incognite sui nostri avversari, allora mi domando e vi chiedo, non è meglio ragionare senza mezzi termini lasciando i ragazzi liberi di cercare il loro trionfo e accompagnarli con piccoli interventi nello  sviluppo delle loro potenzialità ai fini del collettivo e dell’individuale? Non so se questa filosofia venga condivisa ma intanto “noi non prendiamo goal con una fase di Non Possesso studiata al dettaglio, poi i ragazzi sotto alcune semplici indicazioni (schemi offensivi di base)  costruiscono la loro vittoria con iniziative, interpretazioni senza trascurare la base di questo sport: siamo una squadra e vinciamo insieme”.

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