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La motivazione: “il pane della vita sportiva”.

Chi di noi non vorrebbe tornare bambino anche per un solo giorno? Non c’è niente di meglio che pensare solo a giocare e divertirsi, magari correndo appresso ad un pallone. Questo deve essere il “leit-motiv” per un “apprendista calciatore”: il divertimento. Ogni istruttore di scuola calcio é chiamato a fare in modo che ogni suo allievo non veda l’ora di tornare al campo per allenarsi ovvero divertirsi giocando con i compagni. Per questo bisogna essere sempre attenti ad instaurare e poi mantenere un clima positivo in ogni seduta, facilitando così l’apprendimento. Il mister deve “combattere la noia”, proponendo esercizi ed attività sempre nuove, diverse tra loro, divertenti e coinvolgenti, in grado di aumentare il grado di abilità e che suscitino competizione. Alimenteremo così quella che io chiamo “il pane della vita sportiva”: la motivazione. Essa viene definita generalmente come quella dimensione psicologica che ci permette di superare delusioni e  difficoltà e generare entusiasmo. Io la assimilo non a caso al pane: esso, nell’alimentazione, è un alimento semplice ma che non può mancare sulla nostra tavola. In altre parole, se l’allievo si siede a tavola (ovvero si allena) senza fame (motivazione), prima o poi non avvertirà più il bisogno di mangiare (abbandono dello sport). Un allievo demotivato infatti non apprende e prima o poi abbandonerà lo sport. L’istruttore, inoltre, proprio a tale scopo, deve saper coinvolgere tutti i suoi allievi indistintamente, rendendoli sempre partecipi perchè, se nessuno si sente tagliato fuori, parteciperà meglio alla vita del gruppo. Vi assicuro che motivare bambini alle prime esperienze calcistiche, che li vedono il più delle volte soccombere in partita a livello di risultato (spesso si gioca “sottoetà”), non è facile, ma la maggior parte delle volte, anche dopo una sonante sconfitta, tornano a casa felici come se nulla fosse successo o avessero addirittura vinto. Proprio questo è il bello dell’allenare dei bambini: dopo un minuto dal fischio arbitrale non ci pensano più e ripartono con lo stesso entusiasmo. Piuttosto sono i genitori ad essere abbattuti come se li avesse investiti un tir…ma questo è un altro argomento… Concludo citandovi uno dei miei motti che recita: “se un solo bambino torna a casa senza sorriso, ho fallito”.>

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