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L’allenatore nel pallone: “quando l’allievo diventa oggetto”

 Spesso, confrontandomi con i miei “colleghi” e discutendo dei metodi, dei carichi e dei tempi di lavoro concernenti la seduta di allenamento, mi ritorna in mente una frase contenuta nella Guida Tecnica per le Scuole di Calcio: “l’allievo è il soggetto e non l’oggetto del lavoro dell’allenatore”. A volte infatti non riesco a concordare appieno con gli altri istruttori che secondo me non si rendono conto di avere tra le mani pur sempre dei bambini, come sottolineano anche le direttive FIGC. E’ vero che la categoria degli Esordienti è l’apice della piramide dell’attività di base della Scuola Calcio e che abbiamo a che fare con degli undicenni/dodicenni, che si avvicinano più alla categoria immediatamente superiore (Giovanissimi) che ai Pulcini, ma non dobbiamo dimenticarci mai di proporre i vari esercizi sotto forma di gioco. Quest’ultimo, insieme a divertimento, entusiasmo, programmazione, passione e cultura sportiva devono essere gli ingredienti principali della ricetta di ogni mister di tutte le categorie della Scuola Calcio. Per l’esordiente il divertimento rappresenta la componente fondamentale (81,8% degli intervistati), più importante addirittura del “vincere molte partite” (66,9%) come si evince da un sondaggio fatto dalla Federazione. Le esercitazioni tecniche, mutuate dal calcio d’elite, sono estremamente dannose e non a misura del bambino. Quindi, per esempio, stare ore ed ore a tentare di colpire la traversa non è affatto divertente, né stimolante, anche se migliora di sicuro il modo di calciare e  la precisione del tiro stesso. Quello che voglio dire è che lo stesso risultato lo si può ottenere anche attraverso esercizi “ad hoc” in forma variata che sollecitano lo stesso tipo di fondamentale e perseguono il medesimo obiettivo. Lo stesso Comunicato Ufficiale n°1 recita: “Ogni bambino ha il diritto a seguire allenamenti adeguati ai suoi ritmi”. A mio modo di vedere, e mi si consenta il gioco di parole, “l’allenamento deve essere allenante e non alienante”. Inoltre queste proposte operative, inadeguate alle reali esigenze del bambino, creano sicuramente aspettative di prestazione, quando invece a quest’età ancora si dovrebbe pensare solamente a giocare per divertirsi, svincolati da tutti quei condizionamenti esterni che possono essere costituiti dal vincere, dal vincere per i genitori, dall’ottenere il risultato a tutti i costi e con tutti i mezzi. Solo attraverso questo passaggio obbligato ci si può poi proiettare nella realtà calcistica dei Giovanissimi, dove gli obiettivi sono il risultato agonistico e la buona performance.

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