Organizzare nella complessità: l’autorganizzazione nel calcio (seconda parte)

8 Giugno 2020

Se vuoi approfondire cosa significa organizzare nella complessità: l’autorganizzazione nel calcio, ti consiglio:

  • Approfondisci l’argomento continuando a leggere questa condivisione.

I principi organizzativi nell’autorganizzazione

Per un giocatore, in un sistema completamente ordinato dall’alto (dall’allenatore), non c’è bisogno di riflettere sulla scelta, perché viene imposta in modo prescrittivo (eccesso di ordine).

In un sistema disordinato, dove non vengono stabiliti principi, regole, spazio, funzioni e ruoli, le azioni rischiano di non avere alcuno scopo specifico con scarse finalità formative (eccesso di caos).

E’ nell’autorganizzazione che il sistema, in bilico fra ordine e caos, permette al giocatore di responsabilizzarsi perché portato a riflettere su quello che sta facendo, considerando:

  • i principi di gioco e il regolamento (ordine);
  • i compagni (collaborazione-cooperazione);
  • gli avversari (competizione).

L’autorganizzazione è un fenomeno che emerge quando la squadra è immersa in autonomia nel suo ambiente naturale di collaborazione competizione.

E’ importante che gli allenatori propongano esercitazioni specifiche (modello di gioco), senza troppi vincoli, dove collaborazione e competizione siano sempre presenti, affinché il giocatore associ l’azione con uno scopo.

Inoltre, deve riconoscere lo stesso scopo come soluzione di una situazione specifica (oltre a saper passare la palla deve anche capire perché, quando e dove farlo).

Il ruolo dell’allenatore durante le esercitazioni sarà quello di condurre senza interferire, evitando di anticipare le soluzioni contingenti ai giocatori.

Deve limitarsi a incoraggiare, enfatizzando le scelte adeguate e inaspettate con rinforzi positivi, oltre a far rispettare regole e regolamento.

I quattro principi dell’autorganizzazione

Sicuramente emergeranno anche comportamenti non adeguati ma non dobbiamo spaventarci perché sarà proprio questo caos a dare il via all’autorganizzazione dell’individuo e del gruppo.

La natura c’insegna che non c’è evoluzione senza autorganizzazione!

Il fenomeno dell’autorganizzazione si fonda su quattro principi organizzativi, quattro pilastri che devono essere sempre presenti per permettere a un sistema complesso di evolversi.

Questi quattro principi organizzativi, prendendo spunto dal libro “Auto-organizzazioni” di De Toni, Comello, Ioan, sono:

  • la condivisione;
  • l’interconnessione;
  • la ridondanza;
  • la riconfigurazione.
Autorganizzazione e i suoi quattro principi

Condivisione (responsabilità)

I valori della società di appartenenza, le regole di comportamento, i principi di gioco, che devono essere coerenti e condivisi da tutti i componenti (dirigenti, allenatori, giocatori, ecc.).

Quello che può sembrare scontato in gran parte dei casi non lo è.

In una società di calcio composta da elementi che non aderiscano a un’etica comune, a valori e obiettivi condivisi, prima o poi emergeranno incongruenze.

Questo avverrà nella scelta di un “modello di gioco” di riferimento inteso come sintesi della storia, dell’essenza e della crescita della società stessa.

E’ impossibile che ci sia autorganizzazione in tutti i livelli (societario e di squadra) senza avere un intento comune che armonizzi gli obiettivi individuali e quelli collettivi.

La condivisione genera quel senso di responsabilità che induce all’autonomia e alla leadership distribuita, imprescindibile in un sistema non più esclusivamente gerarchizzato ma autorganizzato.

Interconnessione (comunicazione)

L’interconnessione è strettamente legata ai vari aspetti della comunicazione (passaggi, distanze di relazione, prossemica, verbale, non verbale, ecc.)

Ciò rappresenta la robustezza dei legami dei nodi di una rete di relazioni (squadra).

Le proposte di allenamento devono prevedere una continua connessione fra gli elementi della stessa squadra (collaborazione e cooperazione), contro avversari che cercano di disturbarla (competizione).

Per fare questo bisognerebbe ridurre al minimo le esercitazioni analitiche per favorire attività più o meno complesse.

Fare in modo che emerga il fenomeno di collaborazione-competizione (la complessità dipende dalle poche regole di provocazione dal numero degli avversari e dei compagni).

Ridondanza (competenza)

In un ambiente complesso, i giocatori devono saper gestire situazioni imprevedibili e mutevoli e quindi rispondere a una gran varietà di funzioni.

Il ciclo di gioco è dinamico e in ogni momento cambiano le circostanze e gli obiettivi di gioco, secondo le funzioni (possessore di palla, compagno del possessore, opponente diretto del possessore o compagno dell’opponente diretto).

I giocatori devono saper difendere e attaccare in tutte le zone del campo.

Sapersi riconoscere in fase di possesso, “come benefattore o come beneficiario del gioco”, e in fase di non possesso, “come opponente diretto del possessore o come compagno dell’opponente diretto”.

In definitiva in ogni elemento del sistema squadra, maggiori sono le competenze, in entrambe le fasi, anche in eccesso (ridondanza), più il gioco tenderà ad evolversi.

Nei rondos e nei giochi di possesso c’è una continua alternanza di funzioni.

In particolare in relazione a situazioni estremamente rapide e mutanti in poco tempo e poco spazio, dove i partecipanti dovranno prendere decisioni con modalità simili a quelle che potrebbero verificarsi nel centro del gioco in competizione.

La ridondanza in allenamento porterà a una maggiore competenza in ogni giocatore.

Prendendo spunto da Francisco Seirul-lo, il futuro del calcio potrebbe portare a “un sistema che si va adattando alle funzioni più generali, quindi i generalisti si vanno sostituendo con gli specialisti.

Mano a mano che l’innovazione diventa più complessa, sono necessari profili più generalisti che facilitino nuove connessioni (novità), creare spazi e nuove opzioni di gioco”.

Riconfigurazione (adattamento)

Adattamento costante rispetto le variazioni ambientali.

Nella riconfigurazione, l’adattamento sarà la caratteristica predominante e permetterà di raggiungere un livello superiore di consapevolezza di se stessi e dei compagni all’interno del modello di gioco.

Una squadra e un giocatore in grado di riconfigurarsi in funzione delle necessità ha più probabilità di evolversi.

La riconfigurazione è una caratteristica utile in tutti i sistemi complessi e anche nel calcio.

In allenamento, per far emergere questa capacità, possiamo prevedere esercitazioni con cambio dei ruoli, delle dimensioni del campo, delle regole di provocazione senza discostarsi troppo dalla naturalezza del nostro sport.

Sarebbe importante in tutte le fasi dello sviluppo del giocatore (dal settore giovanile alla prima squadra), prevedere periodicamente esercitazioni con cambio di ruoli interconnessi fra loro.

Per esempio il centrocampista centrale che gioca come centrale difensivo, o la mezzala che gioca come esterno.

Questo per stimolare la tendenza ad autorganizzarsi in contesti inconsueti ma non troppo lontani da quelli abituali.

È nelle esercitazioni con spazi grandi e un alto numero di giocatori che i sistemi di gioco e i ruoli sono ben definiti (spazio di fase).

Sarà, quindi, in questa tipologia di esercitazioni che potremmo riconfigurare i ruoli e permettere di fare più esperienza a chi si allena per stimolare la comprensione del gioco per due motivi:

  1. ampliare il bagaglio tecnico, perché stimoli diversi provocheranno risposte motorie diverse;
  2. avere maggiore consapevolezza delle funzioni di ogni ruolo e quindi comprendere le difficoltà e le necessità dei compagni (empatia).

Sviluppo delle esercitazioni

Di seguito ti propongo 2 esercitazioni nelle quali andiamo a vedere tutti i concetti trattati fino a questo momento.

Gioco di possesso 5vs5 + 3 jolly

Gioco di possesso 5vs5+3 jolly
Gioco di possesso 5vs5+3 jolly


Descrizione

Gioco di possesso 5 contro 5 + 3 jolly in due settori.

L’obiettivo è il mantenimento del pallone con l’ausilio dei 3 jolly posizionati sull’asse longitudinale del campo.

Si genereranno situazioni con continui cambi di possesso, in modo tale da permettere ad entrambe le squadre di autorganizzarsi nelle due fase di gioco.

Gioco di sviluppo a settori

Gioco di sviluppo a settori
Gioco di sviluppo a settori

Descrizione

Partita a settori 10 contro 10.

Esercitazione dove si prevedono alcuni cambi di ruolo già nella struttura iniziale.

Nell’esempio il mediano lo vediamo interpretare il ruolo di centrale difensivo e la mezzala sinistra il ruolo di esterno alto.

Conclusione

Siamo giunti al termine di questo interessantissimo (spero) articolo per MisterCalcio.com sull’autorganizzazione che è stato sviluppato in due pubblicazioni.

Ti aspetto all’interno del profilo MisterCalcio.com per valutare e poter far tue tutte le esercitazioni condivise.

Ciao,

Marco Monteleone.

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