Esercitazione: i partecipanti e l’utilizzo del jolly o comodino

17 Febbraio 2020

Come nasce un’esercitazione? Focalizzo oggi l’attenzione sui partecipanti e sull’utilizzo del jolly (o comodino).

I partecipanti e l’importanza del jolly

Il numero dei giocatori che partecipano all’esercitazione ne determina le caratteristiche e la complessità.

Più ci si avvicina al numero corrispondente alla competizione e più diventa specifica.

Un numero ridotto però dà la possibilità ai giocatori di occupare sempre o quasi sempre il centro del gioco.

Quindi ti permette di aumentare la frequenza di contatto con la palla, ottimizzando la struttura coordinativa e di conseguenza perfezionando il bagaglio tecnico.

La disposizione in campo dovrebbe richiamare, anche se in forma ridotta (frattale), la struttura del modello di gioco, per questo, consiglio la presenza di uno o più elementi per ogni linea.

Il jolly è quel giocatore che nell’esercitazione, agisce sempre con la squadra che è in fase di possesso.

Questo ruolo è causa di dibattiti metodologici, perché per molti il suo utilizzo in allenamento allontanerebbe il gioco dalla realtà della partita.

In effetti, chi fa il jolly non è chiamato a compiti difensivi e a volte potrebbe trovarsi ad agire in zone diverse da quelle abituali.

Il primo problema è superabile ruotando i giocatori che agiscono come jolly, mentre il secondo si risolve affidandoci all’intelligenza di chi scegliamo e alla struttura (spaziale) dell’esercitazione.

Per esempio, se dividiamo il campo in zone, potremmo chiedere in un primo momento al nostro comodino di agire solo in zona centrale per poi, in seguito, lasciare più libertà.

I vantaggi nell’utilizzo del jolly

A mio avviso, i vantaggi sono molteplici e significativi:

  1. Si rafforzano le connessioni fra il comodino e tutti gli elementi della squadra. Normalmente chi agisce in questo ruolo in allenamento è il giocatore con le maggiori qualità tecniche e che dal punto di vista spaziale opera in zone centrali, fungendo da HUB, cioè da legame fra i nodi della rete (i compagni).
  2. La squadra in possesso si trova in superiorità numerica, fattore che facilita la comprensione e l’assimilazione di concetti come “uomo libero”, “gioco alle spalle della linea di pressione” e “gioco sul lato debole”.
  3. Il jolly nel caos dell’esercitazione, impara a mettere ordine nel disordine, aspetto fondamentale anche in situazioni reali di competizione. Ogni squadra dovrebbe avere elementi che in fase di possesso sappiano rallentare o velocizzare il gioco secondo la situazione.
  4. La squadra in fase di non possesso, essendo in inferiorità numerica, dovrà organizzarsi (meglio ancora: “auto organizzarsi”) per difendere a zona come collettivo, rafforzando la collaborazione difensiva.

Le regole di provocazione

Le regole di provocazione hanno la funzione di dare un’identità all’esercitazione (insieme agli altri elementi sopra descritti).

Una volta stabilito quale aspetto del modello di gioco vogliamo lavorare, dobbiamo fare in modo che ciò emerga ripetutamente, (principio delle propensioni).

Questo nel modo più naturale possibile senza allontanarci troppo dal gioco reale, (principio della specificità).

La difficoltà nella scelta delle regole sta proprio nel fatto di “immergere” parte del nostro gioco nel “mare” dell’incertezza e della complessità.

L’obiettivo non sarà quello di preparare esercitazioni dove si cerca di prevedere tutto quello che accadrà, ogni azione nel calcio sarà sempre unica e irripetibile, per questo le regole di provocazione dovranno essere:

  1. Aperte: non devono essere prescrittive e imporre un comportamento stabilito ma devono indurre a scegliere risposte diverse in contesti simili.
  2. Semplici: bisognerebbe cercare di non allontanarci troppo dal regolamento ed evitare di proporre regole contorte che avrebbero l’unico scopo di rendere l’esercitazione stravagante e poco funzionale.
  3. Poche: più regole inseriamo e meno possibilità di scelta ha il giocatore. A volte per fare in modo che accadano determinate situazioni di gioco cadiamo nel tranello di imporre troppe regole che ingabbierebbero i partecipanti, decontestualizzando l’allenamento.
  4. Ecologiche: le regole devono avere la funzione di permettere al giocatore di interagire facilmente con l’ambiente dell’esercitazione. Devono quindi, in base all’obiettivo, facilitare i partecipanti a immergersi nella competizione. Per esempio, se si volesse lavorare senza troppe interruzioni, basterebbe circondare il campo di palloni e nel caso uscisse quello di gioco, la ripresa dovrebbe essere immediata grazie all’utilizzo del pallone più vicino.

Mister ti mostro a seguire un gioco a possesso 6 contro 6 + 3 jolly.

Sviluppo del gioco a possesso 6vs6 + 3 jolly

Esercitazione con jolly
Gioco a possesso 6 contro 6 + 3 jolly

Descrizione

Formiamo 2 quadrati di dimensioni 25×25 metri nel quale all’interno troveremo 6 giocatori rossi in intercetto e 3 jolly bianchi, che lavorano con la squadra blu in possesso, con l’obiettivo di eseguire 10 passaggi consecutivi per ottenere un punto.

Regole di provocazione

La squadra in possesso occupa il perimetro del rettangolo di gioco, mentre la squadra rossa in non possesso, deve occupare prevalentemente il quadrato dove è in gioco il pallone.

Principi di gioco in fase di possesso

Trovare le distanze di relazione ottimali per il mantenimento del possesso, avvalendosi del giro palla, attraverso il concetto del terzo uomo.

Principio di gioco in fase di non possesso

Densità difensiva in zona palla , pressione costante al possessore, traiettoria di approssimazione per ridurre le possibilità di passaggio della squadra in possesso.

Conclusione

Siamo giunti al termine dell’ultima parte del mio articolo per MisterCalcio.com.

Spero sia stato tutto chiaro!

Per qualsiasi dubbio o curiosità sono a tua disposizione all’interno del profilo MisterCalcio.com, dove puoi commentare le mie esercitazioni e perché no confrontarci su queste tematiche.

Ciao,

Marco Monteleone.

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